IL VIAGGIO DI TOBIA – racconto tra Api e BenEssere

di Laura Cavalli

L’idea di questo racconto nasce dall’esigenza di far avvicinare il pubblico al complesso e magico mondo delle api. Parlando con persone di varie provenienze e culture, mi sono resa conto che, mediamente, in pochi conoscono la differenza fra un’ape e una vespa; tanto meno ci si chiede come le api producano il miele, la propoli o gli altri prodotti dell’alveare. L’apiterapia, intesa come uso di tutti i prodotti delle api per prevenire o trattare numerosi disturbi, è presentata come imprescindibile dal rispetto delle api e della natura. Le api non devono essere strumenti al servizio dell’uomo, ma compagne di viaggio.

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Il libro è disponibile anche presso i seguenti punti vendita:

  • Libreria Caffè Letterario Horafelix – Via Reggio Emilia 89 – Roma (orario 13,30-20,30)
  • Erboristeria Epigenox – Via Lago Tana 8a – Roma
  • Erboristeria a Bracciano – Via Traversini 4 – Bracciano (RM)
  • Palazzo Cesi – Piazza Federico Cesi, 1 – Acquasparta TR

Recensione del libro

“Il viaggio di Tobia” di Laura Cavalli è un racconto avvincente che esplora temi profondi come la ricerca di sé stessi, il senso della vita e l’importanza delle relazioni umane. Il protagonista, Tobia, intraprende un viaggio non solo fisico ma anche interiore, affrontando sfide e scoprendo nuove verità su sé stesso e sul mondo che lo circonda.

Il libro è scritto con uno stile fluido e coinvolgente, che riesce a catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine. Laura Cavalli utilizza una narrazione ricca di dettagli e descrizioni vivide, che permettono di immergersi completamente nelle avventure di Tobia.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la caratterizzazione dei personaggi. Tobia è un protagonista complesso e ben sviluppato, con cui è facile empatizzare. Gli incontri che fa lungo il suo viaggio sono altrettanto affascinanti e contribuiscono a rendere la storia dinamica e imprevedibile.

Il tema del viaggio è trattato in modo originale, mescolando elementi di realismo e fantasia. Questo approccio permette di riflettere su questioni esistenziali in maniera leggera ma profonda. La crescita personale di Tobia e le lezioni che impara lungo il percorso offrono spunti di riflessione anche per il lettore.

In conclusione, “Il viaggio di Tobia” è un romanzo che merita di essere letto per la sua capacità di toccare corde emotive profonde e per la sua scrittura coinvolgente. Laura Cavalli ha saputo creare una storia che non solo intrattiene, ma che lascia anche un segno duraturo nel cuore di chi la legge.

Un breve stralcio del racconto

“Conosco così Luca, quasi mi adotta per non farmi sentire a disagio. È un informatore medico che regolarmente passa qualche giorno nella Casa di campagna per dedicarsi ai suoi hobby preferiti: dipingere e scrivere poesie.

Parliamo del retrogusto aromatico del cocktail, dovuto al miele di castagno. Luca, appassionato di pozioni alcoliche, come le chiama lui, mi racconta che sta sperimentando originali mix con i prodotti delle api. Mi illustra con entusiasmo anche un curioso trattamento che farà domani nella spa con il dr. Walter, l’apipuntura: si fa pungere dalle api per tenere sotto controllo un’ernia del disco. Grazie all’apipuntura è riuscito a ridurre un fastidioso dolore alla schiena e di conseguenza l’uso degli antinfiammatori.

Scopro così che questo posto, dove sapientemente la mia segretaria ha deciso di farmi passare la convalescenza, è un’azienda agricola principalmente dedicata all’apicoltura e alle attività legate al benessere, con il filo conduttore del miele e dei prodotti delle api.

Mentre Kate, incontrata nella stanza dei libri, mi saluta timidamente, con passo energico arriva un’anziana signora, esile, con un curioso cappello di paglia in testa e dei forbicioni in mano. Nonostante l’abbigliamento un po’ trasandato mi si rivolge compitamente: «Piacere sono Teodora, ho sentito che Luca le ha già raccontato con entusiasmo delle api.»

«Piacere sono Tobia. Sì, mi ha sommerso di informazioni, avrò bisogno di tempo per elaborare tutti questi argomenti per me completamente nuovi.»

Chiacchierando per fare conoscenza scopro che Teodora è professoressa di scienze in pensione, quasi un ospite fisso. Appassionata di rose, cura per hobby il roseto che c’è a est in fondo al giardino, e si rilassa leggendo thriller. Continua dicendomi: «Se è qui significa che ha bisogno di “staccare”, sono sempre di più le persone affette dalla “sindrome da deficit di natura”, è consapevole di questo? Se poi lei viene da Milano… figuriamoci!»

«Così mi fate veramente sentire un pesce fuor d’acqua. Forse lei si riferisce al Nature Deficit Disorder? Devo averne letto qualcosa su una rivista di architettura, a proposito dei boschi verticali che stanno progettando anche in altre città, dopo quello ormai famoso di Milano.»

«Sì, esattamente questo, io uso i termini in italiano, non siamo mica in America qui! Ma lo sa che sindrome è? Altro che boschi verticali!»

«No, sinceramente non so cosa sia di preciso, pensa che io ne sia affetto?»

«Se lei ne soffre non lo so. Ma sa che l’uomo medio occidentale trascorre il 93% del proprio tempo in casa o al chiuso? La ricerca ha evidenziato che è proprio a causa della distanza che si è instaurata tra le persone e la natura che è in aumento il rischio di disturbi mentali, fisici e biologici: uno stato di malessere che deriva dalla disconnessione con la natura, chiamato appunto Disturbo da deficit di Natura, o Nature deficit disorder come lo chiama lei.»

«Eh… mi sa allora che ne soffro davvero…»

«Questo concetto», continua Teodora «è stato introdotto nel 2005 dal pedagogista e scrittore statunitense Richard Louv, nell’ambito di un approfondimento più ampio rispetto alle implicazioni sociali della disconnessione tra le persone e il mondo naturale. La naturale biofilia umana, infatti, ha bisogno di essere coltivata e potenziata, come sottolinea anche il professore Giuseppe Barbiero, parlando di ecologia affettiva,  una branca dell’ecologia che studia il legame emotivo che stabiliamo con la Natura. Avrà sicuramente sentito parlare di Forest Bathing

«Dai Teodora, non salire in cattedra, vedrai che Tobia piano piano scoprirà tutti questi argomenti, non c’è bisogno di fargli una lezione», dice, con aria canzonatoria, Carlo. Dall’età indefinita, marito di Kate, sempre pronto a scherzare o polemizzare; frequenta la dimora di campagna per “andar per funghi” e giocare a tennis nel paese vicino. Lui polemizza sul cocktail al miele e offre barbera e salame: «Altro che aperitivo, qui bisogna fare la merenda sinòira

Dicendo questo Carlo apre una bottiglia di barbera che gli ha appena portato Nino, l’agricoltore che abita nella casa confinante e aiuta Léon a gestire i terreni ereditati dal nonno. Nino, non più giovanissimo, con un viso rugoso, tipico di chi ha passato una vita all’aria aperta, indossa un capiente gilet pieno di tasche, dalle quali ha estratto l’apribottiglie che ha passato a Carlo. Si ferma con noi a prendere l’aperitivo, scegliendo chiaramente il vino al posto del cocktail.

«Ti piace il gruppo che soggiorna in questi giorni nella Casa di campagna, vero Nino? Altre volte non ti fai proprio vedere!» dice Léon facendo cin-cin.

«Sì, questi qui mi piacciono, gente vera, a volte invece si radunano certi gadàn che non sanno neanche perché son qui.»

Durante il mio soggiorno conoscerò anche altri personaggi che frequentano la Casa di campagna, gente del paese che passa spesso da Léon per salutarlo, aiutarlo nei vari lavori di campagna o semplicemente per godere del centro benessere.

E così, grazie a questa allegra bicchierata ho conosciuto tutti i presenti, il ghiaccio si è sciolto e iniziano le chiacchiere, giustamente spensierate, che devono accompagnare un aperitivo. Io sono la novità della giornata, e tutti sono curiosi di sapere se ho già sperimentato l’apiario olistico, tanto che il mio interesse per l’esperienza del giorno dopo sale sempre più.”

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